Comuni della Sardegna


Sardegna Neolitica e Prenuragica


 

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                                                      Cagliari
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 Sardegna: Superficie Totale dell'Isola
 
 Superficie territoriale:

Montagna 328 683  (13,6%)
Collina:  1 635 208  (67,9%)
Pianura: 445 098     (18,5%)
 Numero dei Comuni della Regione   Sardegna: 377

Superficie in kmq: 23 813
Popolazione: 1 631 880;
Densità di popolazione: 68 ab. per kmq;
 La demografia nelle Province:

Cagliari: 164 249 ab.
Comuni: 109
Superficie: 6 895 kmq
Popolazione di tutta la Provincia: 760 311
Densità: 110 ab. per kmq;

Si trova all'estremità meridionale dell'isola, nella parte più interna del Golfo degli Angeli, al limite della pianura del Campidano, racchiusa tra il mare, gli stagni di Molentargius, Santa Gilla e alcuni colli, tra i quali spicca quello conosciuto con la denominazione di "Su Casteddu" (il Castello). Di probabile origine fenicia, come si deduce dall'antico nome "Karalis" o dalla variante "Karales", Cagliari divenne un importante centro marittimo-commerciale durante il dominio Fenicotteri rosacartaginese.
Conquistata poi dal conte Tiberio Gracco nel 238 a. C., questa città godette di un lungo periodo di prosperità e di discreto sviluppo, tanto da diventare prima municipio,
poi sede vescovile. Il crollo dell'impero romano fece crescere il pericolo delle incursioni barbariche. Per questo motivo la popolazione fu costretta a spostarsi verso l'interno.
Sotto il dominio bizantino la città conobbe lunghi secoli di abbandono, e Cagliari, ora capitale della Sardegna, "si trasferì" verso la località di Santa Igia. In quegli anni i tentativi di conquista furono innumerevoli. Questi ultimi si rivelarono ad ogni modo quasi sempre fallimentari, grazie all'aiuto di pisani e genovesi. Furono proprio queste due potenze marinare a contendersi la supremazia politica e commerciale della città...Cagliari divenne capitale dell'omonimo Giudicato e, alla fine dello stesso, nel 1258, entrò sotto il dominio di Pisa che portò una nuova ondata di sviluppi. In quei tempi nacque  la "cittadella fortificata" di Castrum Karalis.


    

Non si può dire che Cagliari sia stata fondata da questo o da quel popolo e che la sua origine sia legata ad una precisa civiltà. Anche favorito dalla forma delle coste, il golfo di Cagliari fu punto di approdo per i Fenici, che cominciarono a insediarsi con fondaci nel sec. VIII, nei due siti del promontorio di S. Elia e della laguna di S. Gilla. Ma allora Cagliari non assunse la struttura di una città.
    La mutazione si verifica invece coi Cartaginesi che realizzano quel tessuto urbano che era mancato nei precedenti insediamenti discontinui ed occasionali. I reperti che attestano la città punica sono numerosi e provano varie funzioni, soprattutto quelle religiose con le terracotte votive di S. Gilla e la necropoli di Tuvixeddu nel quartiere di S. Avendrace. La preferenza insediativa per le zone pianeggianti o sulle prime pendici dei colli fa ritenere che Castello non abbia avuto, durante il dominio cartaginese, la funzione di una vera e propria acropoli.
    Il passaggio della Sardegna (238   a.C.) dai Cartaginesi ai Romani segna un mutamento profondo nell'assetto della città.
    I Romani utilizzano gran parte di quello che avevano edificato i Cartaginesi, costruendo anche un complesso di abitazioni di prestigio come la villa di Tigellio, nella strada omonima, e l'anfiteatro, e trasformando il quartiere di Marina in un castrum fortificato. È con Roma che Cagliari diventa una vera e propria città, con regolari rifornimenti idrici,  passeggiate,  piazze e vie lastricate,  magazzini  per il sale e  per il grano, nuove necropoli. Si ripete l'andamento urbanistico sperimentato con i Cartaginesi, che evita le pendici più erte dei colli. La città assume così un andamento allungato sulla costa, senza grande penetrazione nell'’entroterra.

Centro di circa ventimila abitanti, il capoluogo di oggi si riconferma porta della Sardegna quando si diffonde il cristianesimo, che vi sarebbe giunto attraverso le rotte che portavano all'Africa del nord. L'avanzata della nuova religione continua anche durante la dominazione dei Vandali e dei Bizantini e le ripetute incursioni degli Arabi, che nel 1015-16 la depredano ferocemente.
    L'estraneità di Bisanzio si rileva nel passaggio delle istituzioni dagli arconti o (patos bizantini ai giudici locali, che si staccano formalmente e giuridicamente dal potere bizantino della penisola. Ma il giudicato di Cagliari non sceglie la città come sede del governo, e lo  esercita invece in sedi periferiche (in particolare a S. Igia, nello stagno omonimo) per ragioni di sicurezza. La decadenza del centro urbano in questo periodo è grave ed estesa.
    A comprendere le possibilità fortificatorie dei colli di Cagliari e Pisa che nel 1258 ha la meglio su Genova per il predominio nella città. La vittoria pisana trasformò radicalmente Cagliari che ebbe un assetto amministrativo e giudiziario modellato sul Comune toscano. La grande novità urbanistica fu invece rappresentata dalla realizzazione  di una cerchia di mura che isolò Castello dal resto della città, facendone la sede degli uffici pubblici e la dimora dei cittadini pisani, e che rappresentò lo strumento di difesa delle attività mercantili, attivate con grande vigore.
    Successivamente, a difesa del porto furono circondati da mura anche il quartiere Marina e le due «appendici» di Stampace e Villanova. Il dominio pisano fu presto minacciato dalla politica temporale di Bonifacio VIII, che nel 1297 infeudò la Sardegna e la Corsica in favore di Giacomo II d'Aragona. Pisa corse ai ripari e le rinforzate mura di Castello furono dotate delle torri di S. Pancrazio e  dell'Elefante, costruite rispettivamente nel 1305 e nel 1307 dall'architetto sardo Giovanni Capula.


                                  La torre dell'Elefante, innalzata dai Pisani nel 1307, vista da via Università
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Le preoccupazioni non erano infondate. Gli Aragonesi infatti  si apprestarono nel 1323 alla conquista, concentrando una flotta nel golfo di Palmas per muovere di qui all'assedio di Cagliari. Nel 1324, il trattato stipulato fra Pisa e Aragona mette fine all'influenza pisana in Sardegna, e segna l'inizio del dominio iberico. Tre anni dopo, l'approvazione dello statuto del Coeterum sancisce la scomparsa degli ordinamenti pisani. La nuova legislazione privilegia catalani, maiorchini e aragonesi, chiamati a ricoprire tutti gli incarichi pubblici. Sempre sul modello
barcellonese Pietro IV d'Aragona introduce in Sardegna i parlamenti, che riuniscono i rappresentanti dei tre bracci o Stamenti, militare (feudatari e nobili), ecclesiastico (vescovi e alti prelati) e reale (città non infeudate e abitanti delle ville), con funzione consultiva. Se all'inizio la costituzione del Coeterum non ebbe un'applicazione discriminatoria, successivamente, con l'acuirsi della guerra fra Aragona e Arborea, le limitazioni diventarono sempre più  pesanti, giungendo perfino ad escludere dal Castello i sardi. Dal 1328 uno squillo di tromba, la trompet de sarts, imponeva ogni sera l'ordine perentorio e odioso di abbandonare il quartiere.
    È però ragguardevole che in periodo catalano-aragonese Cagliari si sia dotata di associazioni di mestiere, i gremi. Nello stesso periodo diedero segno di vitalità la comunità israelitica, che costruì la sua sinagoga, e Villanova e Stampace, guidate da propri sindaci e consiglieri.
    Quando Ferdinando il Cattolico succede a Giovanni II d'Aragona nel 1479 sotto un unico trono della Castiglia e d'Aragona, la Sardegna attraversa uno dei suoi periodi più oscuri.

         La torre di S. Pancrazio (1305) e la porta di s'Avanzada visti dal Terrapieno

 
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    Per tutta la durata della dominazione spagnola, continua è la lotta con il potere regio per la conquista delle cariche e degli uffici pubblici da parte dei vari ceti esclusi.
   
Nel 1702, quando scoppia la guerra di successione spagnola, anche a Cagliari si formano opposte fazioni a favore dei due pretendenti. E dal mare arriva la minaccia della flotta inglese.   Nell'agosto del 1708 una squadra anglo-olandese bombarda la città, che viene occupata da un reggimento inglese senza incontrare alcuna resistenza.
    Col trattato di Utrecht la Sardegna viene concessa all'Austria, che governa sino al 1717, data in cui il cardinale Alberoni, ministro di Spagna manda a Cagliari una flotta d'occupazione.
La r
iconquista spagnola dura sino al 2 agosto 1718: con il trattato di Londra la Sardegna è ceduta a Vittorio Amedeo II di Savoia.
    Al termine della dominazione spagnola la situazione della città appare cristallizzata: le fortificazioni, per quanto rinnovate, non avevano opposto resistenza al nemico; la fame di alloggi aggiunge nuovi piani alle antiche case pisane, dato che in Castello la concentrazione del potere politico, amministrativo e religioso ha colmato tutti gli spazi.
   
Con i Piemontesi il fenomeno più caratteristico è l'interessamento degli architetti militari ad opere civili. Amedeo Felice De Vincenti getta un ponte tra l'architettura militare e quella civile. L'ampliamento del collegio gesuitico di S. Croce nel 1735, alcuni interventi nel Palazzo Viceregio, il progetto della basilica dì Bonaria, il piano per la ristrutturazione delle saline, la sistemazione della darsena e del molo di levante sono tutti segni di una novità importante. E una funzione chiusa come quella militare che concede aperture ai nuovi bisogni della società civile.
    Questa disponibilità del tutto inusitata si fa esplicita con un altro  ingegnere in divisa: Saverio Belgrano di Famolasco, progettista dell'unitario complesso comprendente l'università, il seminario e il teatro sul bastione del Balice.
    Un altro segno importante è lasciato da Giuseppe Viana, allievo del De Vincenti che
sostituisce al barocco del suo maestro le linee più severe del classicismo, come nella chiesa di Sant'Anna. Ne i Piemontesi trascurano le fortificazioni. La cinta bastionata di Cagliari, che ha il
suo punto di forza nella linea ininterrotta dei forti di Castello, raggiunge ora la sua massima
espansione.


    Il  Seminario tridentino, del 1778, e l'Università, del 1769.

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Nell'arco di tempo che va dal 1720 al 1847 e poi al 1861, con la proclamazione dell'Unità d'Italia, Cagliari conosce alcune vicende politiche che per rilevanza non hanno confronto con quelle del periodo spagnolo.
    Gli avvenimenti della Rivoluzione francese hanno qualche eco sugli intellettuali, ma sul popolo ha grande influenza la Chiesa, che diffonde uno spirito antifrancese e un'immagine degli avvenimenti dell’89 come unicamente irreligiosi. Così, quando si presenta nel golfo di Cagliari una flotta rivoluzionaria al comando dell'ammiraglio Truguet (è il 28 febbraio 1793) le armate francesi, sbarcate a Quartu, vengono affrontate nella piana di S. Bartolomeo dai miliziani sardi comandati da Girolamo Pitzolo, e con grande spargimento di sangue sgominate e costrette a reimbarcarsi.
    Gli Stamenti si fanno forti di questa vittoria popolare e chiedono al re di approvare una richiesta fondata su cinque punti. Preminente era l'annosa questione della parità dei sardi nel coprire gli uffici e le cariche pubbliche, che non trova però soluzione.
    Ispirata dagli Stamenti, scoppia a Cagliari una sollevazione antipiemontese. A furor di popolo, il 7 maggio 1794, i piemontesi furono spinti verso il porto. Costretti ad imbarcarsi, vennero cacciati dall'isola. Per quanto Torino corra ai ripari con l'invio di un nuovo viceré, il marchese Vivalda, le conseguenze della sollevazione antipiemontese sono ancora molto gravi. Girolamo Pitzolo, acclamato trionfalmente dagli insorti al suo ritorno da Torino, e nominato intendente generale in un tentativo del rè sabaudo di soddisfare le antiche richieste di cariche pubbliche da parte dei sardi, cade in disgrazia degli Stamenti. Condotto in carcere, viene catturato dai manifestanti e quindi ucciso.
    In conseguenza delle guerre di Napoleone, tre rappresentanti degli Stamenti avevano intanto incontrato a Livorno Carlo Emanuele IV re di Sardegna. Il sovrano ha firmato la resa ai Francesi l'8 dicembre 1798, e i tre portavoce lo invitano a lasciare Torino per trasferirsi a  Cagliari, dove il re sabaudo arriva con la famiglia il 3 marzo 1799.
   
Ma già nel 1800, ritornato nella terraferma con la speranza di potersi reinsediare in Piemonte, il re esiliato concede i pieni poteri nell'isola a Carlo Felice ed abdica a favore del fratello Vittorio Emanuele,
duca d'Aosta. Negli anni successivi, e specie nel 1812, infuria in città la carestia che induce a creare un ospizio per i poveri.
   
Il 20 maggio1814, a seguito del trattato di Fontainebieau, il monarca sabaudo rientra a Torino, affidando la reggenza alla moglie Maria Teresa che un anno dopo la passa a Carlo Felice, duca del Genovese (diventerà re del Piemonte il 12 marzo del 1821, dopo l'abdicazione del fratello Vittorio Emanuele I).
   
Nel 1847 il Consiglio generale del Comune di Cagliari chiede al re  Carlo Alberto che i popoli sardi siano «compresi nella lega italica doganale « e «pareggiati ai sudditi del Continente».
S
i svolgono grandi  manifestazioni in favore della «unione perfetta» e il sovrano firma a Genova l'atto di fusione che sancisce la fine del regime doganale separato l'estensione alla Sardegna dei codici civili e penali degli Stati di terraferma, la soppressione della carica di viceré e della Regia Segreteria di Stato e Guerra.
    Un decreto reale cancellerà poi, il 30 dicembre 1860, Cagliari dal novero delle «piazze fortificate». Si apre allora una polemica sul conservare o meno la cinta bastionata. L'esito condanna le mura di Manna Stampace e Villanova, ma conserva invece quelle di Castello,
aprendo lo sviluppo urbanistico di una città che si dota (sarà la prima  a farlo in Italia) di due piani regolatori redatti dall'architetto Gaetano Cima.
    La fine dell'Ottocento e il primo ventennio di questo secolo sono dominati dalla figura del sindaco Ottone Bacaredda: con lui la città cambia volto dotandosi di numerose opere pubbliche.
   
Gli anni del fascismo non furono a Cagliari diversi da quelli delle altre città con l'occupazione delle sedi dei partiti antifascisti e la caccia agli oppositori più risoluti, come Emilio Lussu, costretto all'esilio.
   
Non tutto però durante il fascismo fu negativo, grazie ai menti di un podestà illuminato come l'avvocato Enrico Endrich. Così la città fu risparmiata dal «piccone risanatore» che nel resto d'Italia sventrava i centri storici.
    Nella seconda guerra mondiale, l'importanza strategica del suo porto e dell'avioscalo di Elmas negli scontri aerei e navali nel Mediterraneo, inflisse a Cagliari la tragica esperienza dei bombardamenti dal cielo con gran numero di morti e vastissime distruzioni dell' abitato. Per le sue sofferenze, la città martoriata meritò di essere insignita, il 19 maggio 1950, della medaglia  d'oro al valor militare. Ricostruita ed accresciuta, dal 1949 Cagliari è il capoluogo della Regione Autonoma della Sardegna.

               
                       La porta dell'antico Arsenale, del 1825, è oggi accesso alla Cittadella dei Musei.


 

 


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