La Voce del Rispetto

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"Lascia che prenda quello che vuole" mormora la mamma che scruta il consorte e abbozza un sorriso  forzato. I loro occhi si incrociano e lei non ha la forza di spiegare il suo dissenso al volere del marito; volta lo sguardo,  reclinando la testa a sinistra e irrigidendo il suo bel viso. Occhi lucidi.
Il bimbo, noncurante dei genitori, continua a pretendere, saltellando e battendo disperatamente i piedi a terra, e afferra l'oggetto con scatto veloce.
Magico movimento avviene, come se una forza misteriosa fosse riuscita a dare anima e corpo, a dare spirito,  e vita, a quelli che fino a poco prima erano oggetti per vetrina, giocattoli, scatole vuote e quant'altro si trovasse in quel luogo che si mise in moto.
Dunque un turbinio dove le cose in movimento danno l'impressione di essere state impossessate da misteriose forze occulte.
Baccano. I rumori, in crescendo, subito portano tutti gli uomini presenti a una precipitosa corsa verso l'uscita... dimenticando i bimbi!
La bella macchinina, ottenuta con fin troppa facilità da bimbo dispettoso, ora non si trova più tra le sue mani, per quanto avesse tentato di stringerla forte, in tutto quel caos. Con fari sorridenti la macchinina corre veloce più che mai, e il bimbo urla adesso impaurito: "mammina aiuto!". Le sue gambette corrono senza però riuscire a trovare la porta; si scontra,  il bimbo,  e cade. Gli altri bimbi, invece, superata la prima esitazione per quelle apparenti stranezze, si muovono e giocano, insieme con i giocattoli.
Il bimbo disperato si adagia a terra, accovacciandosi e, rassegnato, sta lì in quel punto, immobile, ad osservare.
Piccoli elicotteri, tanti aquiloni, una miriade di soldatini e tanti, tanti altri giocattoli si muovono invadendo tutti gli spazi: è un concerto di suoni dove ogni giocattolo dà il meglio di sé per esprimere la propria felicità alla macchinina da tutti loro amata. Lei che padroneggia orgogliosa. Piccolissimi alianti vibrano nell'aria come corde d'arpa; anche loro danno musica. Orsacchiotti su tricicli, bambole e bambolotti... via tutti danzando, con i loro suoni, la loro musica.
La macchinina dà il segnale e per un istante tutti i giocattoli si fermano lì, chi in aria, chi a terra, senza però rinunciare al suono che ognuno di loro emette.. la porta si apre e, con lei in testa, come in un vero concerto per pianoforte, e fiati, e violini, e...escono tutti in un batter di ciglia. Nella strada, i passanti: "che stano..."  tanti hanno percepito odori molto gradevoli, forse di fiori, e poi... quell'aria, brezza fresca e leggera che ha accarezzato i loro corpi. Ma i suoni? Si, hanno udito. Anche se per poco, note mai sentite.
E così, inebriati dalle stranezze e attirati dal bel sentire di quel luogo, tutti gli uomini si ritrovarono all'interno; il negozio doveva essere molto grande: enormi scaffali e banconi... era forse una rivendita di giocattoli.
In quel gran vuoto si trova l'unico giocattolo che non riuscì a seguire gli altri; un uomo lo nota e, ridendo, attira l'attenzione dei presenti, solleva il braccio e punta l'indice. "Strano!" dice una giovane donna, interrompendo il silenzio "sembra un bamboccio... brrr, che brivido! Sembra quasi vivo!".
Una bimba entra nel negozio e trova lì la mamma: "Come? Mi hai lasciata sola! Sei sempre stata tu a sgridarm..." si interrompe attratta da quello stano e unico bamboccio. Avvicinandosi sempre più, lo tocca, mentre tiene il suo gelato al lampone; rimane ancora qualche attimo ad osservarlo, il tanto che basta a far cadere una goccia al lampone sul bamboccio... poi esclama: "Mamma, non voglio pretendere che tu dia retta al mio desiderio, ma... sarei tanto felice ad avere con me questo giocattolo, è tanto simile al mio compagnetto di banco. Sai, all'asilo lui è tanto briccone. Se potessi tenerlo nella mia stanza assieme agli altri giochi che mi hai sempre comprato... li ho meritati, hai detto...". La mamma osserva il volto sereno della sua bimba e senza rispondere si avvicina al giocattolo: "Peccato, piccola mia!" dice la mamma e, voltandosi verso la figlia, aggiunge: "Non hai letto? Il cartello dice venduto!". La mano della donna è unita ora a quella della bimba, che sbircia per l'ultima volta il pupazzo, mentre la madre volta le spalle, e velocemente lecca il poco gelato che le rimane, incamminandosi verso l'uscita. Poi rivolge una frase al pupazzo, deglutendo l'ultimo sapore al lampone: "Ciao Mario!" e pensando..."Chissà quando lo racconterò proprio a lui... mah... forse è meglio di no, potrebbe indispettirsi".
In quella sala quasi vuota si odono suoni di pianoforte. Tasti pigiati da mani piccole. E' una ninna-nanna e sembra ricavata da mani inesperte. Lui, Mario, è riuscito a comprendere.
Con il calar della notte Mario tornerà presto a casa... e saranno botte?

Gentleman (Morris)  -  Turin ~ Luglio 1998



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