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I Periodi neolitico e pre-nuragico sono stati fondamentali nella storia di Sardegna, tanto che ancora oggi i musei e le mostre tradizionali fanno riferimento a questi due periodi della comparsa dell'uomo sull'isola e alle produzioni di pitture, sculture e utensili che riproducono scene di guerra, la famigerata Dea Madre e quant'altro sia poi diventato quasi un emblema dell'antica Ichnusa. Attraverso queste pagine cercheremo di illustrarvi i passi più significativi e peculiari di questa grande era che si manifestava in modo splendente e che i sardi continuano a conservare tuttoggi gelosamente, mettendo però a disposizione di quanti ne apprezzano e comprendono il vero significato umano, simbolico e artistico.


Medio 4000 a. C. - 3000 a.C: L'uomo che vive quasi unicamente di caccia, di pesca e della raccolta di frutti spontanei, diventa sedentario e vive principalmente all'interno di grotte naturali,dentro le quali pratica anche i riti religiosi (es grotta PIROSU loc.Su Benatzu a Santadi ).
Resti umani rinvenuti in alcune località dell'isola (Olbia - Alghero) riferibili a quest'epoca sono simili ai Neolitici della svizzera della Francia e del Belgio; Clicca per ingrandireda questi paesi si pensa che dovessero raggiungere la nostra isola attraverso la Spagna la Liguria e la Corsica. Gli insediamenti erano prevalentemente costieri o tuffai più stanziati nelle brevi pianure solcate dai fiumi; mai troppo lontani dal mare, caratteristica che inizialmente consentì loro la sopravvivenza ma che poi li espose alle continue invasioni dei popoli del mare. Importante aspetto religioso; statuette in pietra di Dea Madre, connesse al culto della maternità e fertilità, di enormi dimensioni.
Il culto dei morti veniva praticato accanto ai luoghi di sepoltura: i defunti venivano sepolti nei circoli megalitici che generalmente ospitavano una sola tomba e nei Dolmens prime forme di sepoltura ricavata con lastroni di pietra.

Recente : 3000 o C. - 1800 a.C:
I nuovi venuti si stabiliscono principalmente in villaggi di capanne.Praticavano inoltre l'agricoltura e la pastorizia, pur non tralasciando la pesca e la caccia: per difendere queste loro ricchezze, fabbricavano grandi quantità di armi.
Dei e Monumenti Funebri:
i protosardi adoravano più divinità (erano quindi politeisti) e praticavano una religione naturalistica: cioè avevano il
culto degli antenati e quello delle forze della natura, che costituiva per loro l'unica fonte di vita.
Le principali divinità erano la GRANDE MADRE, dea della fertilità e della maternità, raffigurata con statuine di pietra, ora pera più stilizzate e geometriche, e il DIO TORO.
Un importante monumento sono certo i Menhirs, le cosidette pietre fitte, grosse pietre infisse nel terreno(la più alta si trova a Mamoiada m.6,50).
I riti religiosi si celebravano non solo al chiuso ma anche all'aperto, in pubblico su particolari
altari (il più lungo si trova a Monte D’Accoddi-SS), a forma quadrangolare con base a tronco
di piramide, sopra i quali i sacerdoti nell' officiare i riti talvolta sacrificavano anche piccoli animali.
Testimonianze Archeologiche:
si possono riferire certo a quest' epoca alcune importanti costruzioni, rudimentali e primitive ma certo testimonianza di una prima civiltà. Tra le più significative bisogna menzionare le Domus de janas (case delle fate), vere e proprie camere precedute da brevi corridoi, che talvolta
presentano anche collette laterali e una botola che si apre sul pavimento e un pilastro che sorregge la volta con tetto spiovente. Venivano tutte utilizzate non come case ma come tombe scavate nella roccia per ricevere numerosi defunti.


STORIA:
civiltà che nasce nell'età del bronzo (1800 co.) e dura attraversando più fasi sino all'arrivo dei romani, 111 a.C.( ricordiamo infatti che contemporaneamente alla presenza dei Fenici - 800-500 a C. i nuragici continuano nella loro civiltà che raggiunge il massimo splendore). Si sviluppa grazie ai nuovi apporti culturali giunti nell'isola attraverso il contatto con altri popoli del mediterraneo occidentale.
La Società Nuragica:
possiamo ricavare le più ampie notizie sulla organizzazione interna delle comunità non solo dall'osservazione di un centro abitato, ma anche dalla lettura dei numerosi oggetti pervenutici. Primi fra tutti i bronzetti, che possiamo definire minisculture del tempo molto precisi e realistici; infatti ci riportano capi tribù, sacerdoti, guerrieri, donne, pastori ecc..
La società nuragica quindi appare divisa in classi sociali, la maggioranza del popolo formava la cosiddetta plebe, costituita da agricoltori, pastori, artigiani, piccoli commercianti; poi abbiamo la classe dei sacerdoti (d’ambo i sessi). che svolgevano le pratiche di culto; poi ancora salendo troviamo i nobili, latifondisti e guerrieri.
Molti bronzetti raffigurano guerrieri, viene spontaneo quindi pensare che questa classe sociale avesse un'importanza fondamentale. Al vertice della piramide stava il re, capo della tribù.
La società aveva comunque il suo nucleo fondamentale nella famiglia, dominata dalla figura del padre; un insieme di famiglie costituiva il gruppo, più gruppi la tribù.
Anche a causa del territorio, doveva trottarsi di una società pastorale, e proprio in difesa del bestiame e dei campi i pastori e gli agricoltori spesso si trasformavano in temibili guerrieri.
La religione era sempre politeista e naturalistica e risentiva ancora delle pratiche diffuse nei secoli precedenti ( vedi periodo prenuragico ) anche se cominciano graduali diversificazioni dovute alla comparsa di riti magici.
Perché prende il nome di epoca Nuragica?
Certo dalla sua testimonianza archeologica più importante e caratteristica: il nuraghe
LEGGENDA: un'antica tradizione narra che Dedalo, per sfuggire alla prigionia di Minosse,
si rifugiò in Sardegna, qui per ricompensare i sardi della generosa ospitalità offerta, insegnò loro
a costruire i nuraghi. Forse possiamo trovare dei punti di contatto tra le antiche costruzioni greche e i nuraghi, infatti è identica la tecnica di costruzione (con copertura tholos).
IL NURAGHE:
definito da più studiosi come" Torre preistorica della Sardegna", è presente nel vocabolario sardo anche nelle varianti linguistiche locali " Nuraxi - Nuraci - Nuracu - Naracu"; il termine proviene dalla radice preindoeuropea NUR che significa mucchio; "mucchio" si riferisce forse al suo aspetto esteriore.
Opera fatta di pietre non lavorate, rozzamente squadrate, sovrapposte le une alle altre, che vanno a formare tanti anelli concentrici che si restringono sempre più verso l'alto e sono tenuti assieme dal loro stesso peso. Entriamo e vediamolo da vicino;
Si accedeva tramite una porticina bassa e stretta e il corridoio d'ingresso era coperto da un lastrone che fungeva da soffitto.
La costruzione presentava una grande torre centrale. All'interno girava tutt' intorno una scala che, salendo e restringendosi verso l'alto, finiva per formare una vera e propria cupola; terminava poi con una sorta dì terrazza che in origine era circondata da un parapetto.
All'interno lungo la parete circolare si aprivano alcune nicchie, adibite o a ripostiglio o usate come giacigli per le sentinelle armate; si pensa alle sentinelle perché verso l'uscita del nuraghe si aprono due vani dove certo stazionavano i soldati di guardia. Troviamo due tipi di nuraghi: a corridoio, a tholos (= a cupola );
a) A corridoio - il più antico, caratterizzato dalla forma allungata degli ambienti interni, paragonabili a corridoi con gallerie di varie dimensioni. 6' localizzato soprattutto nei territori accidentati e su rocce scoscese nelle quali la muratura si adagiava perfettamente.
b) A tholos - presenta una forma esterna a tronco di cono,
determinatasi dalla pianta rigorosamente circolare e dall'inclinazione dei muri. L'ambiente interno è caratterizzato da una camera circolare coperta a falsa cupola ( da qui il nome tholos ), ottenuta grazie alla sovrapposizione di anelli concentrici di pietre, di diametro sempre minore.



*Ciclostilato in proprio da Andrea ©

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