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Generalmente tutti i nuraghi
occupano le cime di piccole alture dalle quali è facile controllare la pianura o la valle sottostante o anche vedere altri nuraghi che. a loro volta dominano altrettante collinette. formando una vera e propria cinta a difesa del territorio da essi delimitato.
Intorno alla torre centrale successivamente ne vennero innalzate altre, collegate tra loro
da possenti mura. Spesso al di fuori della cinta muraria e lungo i pendii dell'altura, si arrampicava il villaggio di capanne, anch'esse in pietra. I villaggi contano dalle 40 alle 200 capanne ciascuno; queste hanno base circolare e sono disposte senza un preciso ordine,
le ricopriva un tetto conico di rami o di frasche. Accanto ad alcune capanne si aprivano dei recinti destinati ad ospitare il bestiame.
In questi villaggi,
quindi, dove ogni capanna ospitava una famiglia, viveva tutta la comunità che in caso di pericolo trovava sicuro rifugio e protezione nel nuraghe che si ergeva al di sopra.
In un momento particolare della storia nuragica. tra il 1100 e il 1000.C., alcuni nuraghi complessi subirono un radicale intervento di ristrutturazione e potenziamento.
Forse perché gli attacchi dal mare o anche l'ostilità tra le diverse tribù diventavano sempre più minacciosi.
IL SIGNIFICATO: che cos'erano i nuraghi? Abitazioni, fortezze o templi?
La storiografia è ricca di ipotesi, di certo si può affermare che il nuraghe sia stato per il popolo sardo soprattutto un simbolo di ricchezza e di potere.
Alcuni hanno avuto chiaramente la funzione di garantire un controllo totale del territorio circostante; altri invece soprattutto quelli più complessi, si presentano come potenti fortezze articolate su più linee di difesa, dotate di torri, di feritoie, di numerose cinte murarie dai quali dirigere le operazioni belliche.
Soltanto col tempo e in un secondo momento (probabilmente sotto i romani),
qualcuno ha subito trasformazioni d'uso considerevoli, mutando la propria funzione da luogo di difesa ad abitazione o a luogo di culto. Il motivo principale che giustifica l'esigenza di strutture solide di difesa trova le sue radici nella certezza che in Sardegna esistessero tante realtà territoriali politicamente autonome, economicamente organizzate
sullo sfruttamento delle risorse primarie, quali allevamento e agricoltura, e soprattutto in grande competizione e conflitto per il controllo dell'attività metallurgica ( manufatti di bronzo). Ecco quindi che alcuni nuraghi assumono un chiaro significato di forza e di
rispetto, indirizzato ai sudditi ed ai popoli confinanti, spesso alleati, ma anche potenziali concorrenti. ALTRI MONUMENTI: testimonianze legate soprattutto alla vita religiosa e alle pratiche di sepoltura.
a) Tombe dei giganti.
monumenti ad uso funerario, costituiti da un vano sepolcrale con corto corridoio coperto di lastroni di pietra, preceduti da un altro lastrone infisso verticalmente nel terreno. Questa grande pietra veniva accuratamente lavorata e decorata e avevo
la funzione di stele.
Questo tipo di sepoltura era indirizzata soprattutto a chi proveniva dai ceti più elevati, parallelamente i meno abbienti continuavano ad essere deposti nelle domus de janas. Sempre in uso anche i menhirs.
b) Pozzi sacri,
costruzioni ipogeiche (=sotterranee), veri e propri pozzi scavati nella roccia a quali si accedeva tramite scalinata, dove si venerava l'acqua, la nuova divinità dei sardi.
BRONZETTI: oltre alle strutture architettoniche abbiamo visto l'importanza dei bronzetti, piccole sculture di bronzo, ottenuto dallo fusione di rame e stagno.
Gli oggetti più raffinati rinvenuti fino ad oggi hanno dimostrato anche un'utilizzazione votiva; possono essere geometrici e solenni per rappresentare capi tribù ed esponenti della classe aristocratica e militare oppure popolari, legati alle espressioni di vita quotidiana.
Un altro esempio di raffigurazione bronzea di alto significato artistico e simbolico è dato dalle numerose "navicelle" : si tratta di lampade ad olio ad uso cultuale a forma di barchetta.
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