Consulta il SOMMARIO! :-)






















































































































Questo spazio web ho voluto dedicarlo all'Amico Blogger Gennaro&Peppino e ai suoi splendidi racconti, per chi è amante del genere o per chi semplicemente, ha deciso di portare nella sua maturità un pò della propria vita da fanciullo.

Auguro a tutti una piacevole lettura.

                                                

P.S. Tutto quanto il materiale verrà messo a disposizione dei lettori secondo precise
disposizioni (e scelte) di Gennaro&Peppino

                                                                 
                 
Il Processo a Gennaro e Peppino

Caro piccirillo Francesco, caro piccirillo Lorenzo, carissimi amici tantiquantisiete, sempre pochi ma buoni.
Oggi, mentre io e Gennaro facevamo di buon'ora colazione con latte caldo di balena, il solito chilo di sdruffoli, le tortine di fragole, i biscottini di marzapane, e la marmellata di vongole,ebbene proprio sul più bello, abbiamo sentito chiamare forte dalla strada:
"Gennaro Capece! Peppino Esposito! Affacciatevi alla finestra, siamo i pesci Carabinieri che Vi dobbiamo parlare, in nome della legge!"
Io e Gennaro siamo rimasti con gli sdruffoli in bocca che non andavano nè su nè giù, ma quelli, insistevano a gran voce; anche i pesci pappagallo, giunti numerosi sotto la nostra finestra davano manforte facendo il coro. Così, timidamente, ci siamo affacciati alla loggetta, ed in basso, due pesci Carabinieri in alta uniforme col pennacchio per intenderci, guardavano verso di noi.
Uno di loro stringeva fra le pinne, una vecchia pergamena arrotolata, l'altro portava a tracolla un tamburo e rullava con forza ad ogni frase gridata dal collega.
Attorno una folla di quegli impiccioni dei pesci pappagallo s'era già radunata, alcuni di loro ridevano alle nostre spalle.
Uno dei Carabinieri, allora, iniziò a leggere a voce alta:
"Gennaro Capece! Peppino Esposito! In nome della legge - rullo di tamburo- per i reati di invasione delle acque territoriali portoghesi - altro rullo di tamburo- schiamazzi con salti dal ponte -terzo rullo di tamburo- giuoco non autorizzato delle tre carte, procurata intossicazione alimentare di tanti bravi padri di famiglia, che si sa quanto scarseggiano, - quarto rullo di tamburo e applausi dei pesci pappagallo-, ebbene vi si comunica la data del Vostro Processo, per il mese di Aprile, vedremo ancora non si sa bene, il Giudice sarà Il Direttore Illustrissimo!"
Detto questo, ripiegata la pergamena, girati i tacchi, i due pesci Carabinieri si allontanarono per la via.
Sotto le nostre finestre rimasero solo i pesci pappagallo, a prenderci in giro e giocare a nascondino.
Che paura, caro Francesco, il processo allora si farà! E cosa possiamo fare noi due poveri polipi indifesi, soli, in questo deserto che appellano Oceanario?
Io e Peppino ci siamo abbracciati stretti, stretti, sulla tavola da pranzo il latte caldo e gli sdruffoli si andavano raffreddando, ci era passata la fame.
Poi, ragionando, che nella vita bisogna saper usare la testa, che infatti stà messa sul collo apposta per questo, io ho cominciato a dire:" Ma i pesci Carabinieri, non hanno forse detto che il giudice sarà il Direttore Illustrissimo?", e Peppino, come se già avesse capito, m'ha risposto: " Lo sò dove vuoi arrivare, Gennà, quello ci è amico, dopo i quindici giorni che a Natale ha passato a casa del Grande Benefattore, ti pare che adesso non ci voglia aiutare?"
"E' vero,- ho continuato io- sedici persone ospiti, serviti e riveriti, non gli è mancato niente, persino le più belle canzoni napulitane cantate e suonate al pianoforte, le passeggiate in calesse per Roma,le mangiate di pizza,i gelati al Pincio, il colpo di cannone a mezzogiorno, le gite in barca sul Tevere, l'Aida la Circo Massimo, gli acquisti di scarpe e borsette a Via Frattina, i chili di castagne arrostite a Piazza di Spagna, le mozzarelle di bufala - come se piovessero - comprate a peso d'oro a Via Nomentana, le gare di lippa a Piazza Vittorio, con le decine di vetri rotti nelle abitazioni circostanti, e potrei continuare fino a domani, Gennà, quello ci è amico!"
Peppino tirò il fiato, esausto.
" E poi, aggiunsi io allora, possiamo sempre chiamare 'O Sindaco! Il Grande Maestro ci darà aiuto e protezione, andiamo da lui Peppì, svegliati, vestiti, andiamo, e muoviti!"
Così, pieni di timore, ci siamo vestiti di tutto punto e siamo andati a bussare alla grotta del Sindaco.
Ci venne a ricevere la foca Adelina, fedele cuoca del Maestro, e dopo una breve attesa apparve Lui, 'O Sindaco, avvolto in una veste bianca immacolata. Il Maestro sembrava camminare ad un palmo dal suolo, ed attorno alla testa una luce fioca ornava le enormi orecchie.
"Quanto siete bello, Maestà!", disse Pepino estasiato, ma 'O Sindaco come se non avesse udito, iniziò a parlare,e si sa che quando parla, niente e nessuno dovrà interromperlo.
"Cari Gennaro e Peppino, amici miei, già so tutto. E'arrivato il momento della verità. Basta nascondervi, basta con le bugie sul vostro passato. Avete percorso tremila chilometri, dal golfo di Napoli a quaggiù, per nascondere le vostre marachelle, ma lo sapete anche voi quanto parlano i pesci, così la vostra fama vi ha seguito!
E poi, dopo la settimana d'amore a Posillipo, caro Peppino, non si fa altro che parlare di voi, ed i pesci Carabinieri, si son messi ad indagare."
Io e Peppino di solito siamo belli rossicci, in quanto polipi, ora invece eravamo più bianchi della veste immacolata del Maestro.
'O Sindaco sapeva tutto, allora tutti sapevano tutto di noi, che guaio, maronnamia, che guaio!
Vedendoci così afflitti, il Sant'uomo fece una gran risata e disse:"A tutto c'è rimedio, coraggio e che diamine, per vostra buona sorte ci sono qua io ed al processo sarò il vostro avvocato a difesa! Uscirete trionfatori!"
Io e Peppino, allora abbiamo ripreso colore, e sebbene in presenza del Sindaco, ci siamo messi a ballare la tarantella dalla gioia.
Il Maestro chiamò allora la fedele Adelina e gli ordinò di portare tre bicchierini di rosolio, per brindare come disse lui stesso, " Al Trionfo del Vero, sulle maldicenze dei pescetti sciocchi ed incolti."
Dopo il brindisi, O Sindaco, sempre sfiorando il pavimento della grotta, si spostò accanto al vecchio cofano di legno e ferro, e sollevato il coperchio rugginoso, tirò fuori un libro rilegato in pelle, grande, pesante da dover essere appoggiato su di un leggio in pietra.
"Voi sapete quale storia è narrata in questo libro? Ebbene, quì dentro c'è la storia vera di una eroina, una poetessa, vissuta tanti e tanti anni fa!"
Io e Peppino ci siamo guardati assai stupiti, che interessa a noi la storia antica? Che il rosolio gli abbia dato alla testa? Ma quando parla O Sindaco, guai a interromperlo!
" Questa storia è stata scritta, affinché la Grande Repubblica Napoletana del 1799, non venisse mai dimenticata, ne la lotta di quel pugno di eroi contro la tirannia di Ferdinando di Borbone,
questa donna eroica di cui si narrano le gesta, è Elonora Pimentel Fonseca, vostra trisnonna!"
Cadde il silenzio, e pesava cento chili, dopo questa rivelazione incredibile per noi.
A stento balbettammo:" Ma come è possibile, noi siamo polipi, si capisce guardandoci, e questa signora, con tutto il rispetto è...umana!"
" E si capisce, -disse il sindaco- che tu forse, Caro Peppino, non ami una Cavalluccia Marina? Non è forse anche questo un amore impossibile?"
"E' vero, -sospirò allora Peppino-, un amore impossibile", e detto questo svenne a terra come uno straccio.
Dopo averlo rianimato con biscottini e rosolio, finalmente 'O Sindaco iniziò a raccontarci per bene tutta la storia di Eleonora Pimentel Fonseca, ed a farci capire perchè, a noi due, questa signora ci servirà per fare una gran bella figura al processo.
"Mettetevi pure comodi", ci ordinò 'O Sindaco, e fatta portare da Adelina una squisita torta di fragoline e mirtilli di mare, iniziò il seguente racconto:

"In quel tempo, e parliamo del 1799, un pugno di giovani eroi, dalle idee moderne e liberali,venne a sapere che in Francia, il Re e la Regina erano stati deposti da una grande rivoluzione fatta dal popolo, che si era molto arrabbiato per una frase della Regina, -non hanno pane? che mangino brioches-, avrebbe detto, e pare che quelli gli abbian tagliato la testa!"
"Maronna mia santissima!-siamo rabbrividiti noi- e qui non si può dire una cosa che zac!"
"Anch'essi quindi decisero, -continuò il Maestro- che per il popolo napolitano fosse giunta l'ora di sollevarsi contro la tirannia, questi giovani eroi parlavano di libertà e giustizia, volevano una società formata da uomini di eguali diritti.." e nel raccontare questi eventi O Sindaco si infervorava sempre di più e si commosse a tal punto che la luce attorno alle orecchie diveniva sempre più intensa.
Caro Francesco, io e Peppino siamo rimasti con le fette di torta fra i tentacoli, e chi ci capiva qualcosa con queste faccende di politica, che a noi polipi, in quanto tali, non ci interessano proprio, ma il Maestro oramai parlava da solo.
"Eleonora quindi era un poetessa giovine e bella, per una donna a quel tempo era necessario avere due volte il coraggio di un uomo, per opporsi alla tirannia ed ella possedeva il coraggio di un leone marino! Questo gruppo di giovani si riuniva di nascosto, se infatti il Re li avesse scoperti, li avrebbe fatti impiccare tutti."
" E chi glielo faceva fare -abbiamo chiesto noi- a rischiare il collo e il controcollo?"
" Ma il desiderio di libertà e giustizia -tuonò con voce cavernosa 'O Sindaco- credete voi forse che la libertà ci sia data gratis? Nossignore la libertà si deve conquistare, poiché c'è sempre qualcun altro pronto a rubarla."
"Così -continuò O Sindaco- questi eroi da pochi che inizialmente erano, divennero sempre più numerosi, fino a che nel 1799 cacciarono il Re Ferdinando da Napoli e dichiararono la Repubblica, fra grandi feste e grandi mangiate!"
'O Sindaco scivolò silenzioso fino al tavolo imbandito, e ingoiò in un sol boccone metà della torta, appariva assai soddisfatto del suo racconto e ci guardava sorridendo.
Io e Peppino, in verità, non sapevamo cosa dire, a dirla in soldoni ancora non capivamo cosa c'entrasse questa bella storia con il nostro futuro processo.
" Ora immaginate la bella Eleonora -continuò assorto il Sant'uomo- a passeggio sola soletta per il lungomare, in una sera calda, senza vento, con l'aria che profumava di limoni e salsedine.."
" Maestro, siete un poeta -sospirò estasiato Peppino-, mi pare di sentire il profumo dei limoni, 'o mare.."
"Tacete e fatemi continuare -ringhiò 'O Sindaco- dunque Eleonora s'accorse di un uomo, modestamente vestito, un marinaio forse, che le si avvicinava timoroso e riverente, e che le chiese: -Signorina, come siete triste, posso cantare una bella canzone napulitana per rallegrarvi l'animo?- e detto questo attaccò Munastero 'e Santa Chiara, al mandolino.
Eleonora alzò gli occhi sul giovine che le stava di fronte, e sotto i panni umili e lisi di un pescatore, vide le sembianze di un Dio marino, forte, bello, occhi neri come la notte e denti bianchi come l'avorio, profumato di sole e mughetti.
Eleonora ascoltò tante canzoni napulitane, quella notte, una più dolce dell'altra. La voce del pescatore era un sibilo di maestrale, fascinosa come la risacca. Insomma -si interruppe O Sindaco- avete capito, o no?
Io e Peppino siamo rimasti assai stupiti, ci capita, altro che!
"Razza di zucconi -allora disse il Maestro- dopo alcuni mesi Eleonora si accorse di attendere un figlio dal dio marino, che però era nel frattempo scomparso nel nulla, del resto fanno sempre così, e quindi passati i nove mesi regolamentari nacque Ciro 'o Gigante! Ecco la rivelazione, ecco l'annuncio che cambierà le vostre vite, ecco la VERITA'!!", ed urlate queste ultime parole, sollevato a quasi un metro da terra, circonfuso da una luce bianchissima,'O Sindaco ci fece conoscere tutta la vera storia del nostro passato. E già, caro Francesco, io e Peppino siamo due trovatelli, non abbiamo mai conosciuto ne il babbo ne la mamma, allevati dalle Caritatevoli Suorine Piccine di Vicolo Sanità, siamo cresciuti di espedienti, giocando a carte nel porto di Napoli, ingannando i turisti giapponesi con le radio imbottite col mattone, vendendo fontane di Trevi a ricchi texani; insomma essere tris-nipoti di donna Eleonora e del famosissimo polipo Ciro 'o Gigante, vendicatore dei sette mari, ebbene questo ci fece sentire seduti sulla vetta del mondo.

Chi non conosce la leggenda di Ciro o Gigante, l'enorme polipo spietato con i prepotenti e buono con i deboli, che colava a picco le navi dei trafficanti di balene con la sola forza dei suoi tentacoli, che vendicava le stragi di delfini e foche apparendo di notte agli equipaggi terrorizzati dal solo emergere dai flutti del suo enorme capoccione!
"Che racconto meraviglioso -ho detto io rivolto al sindaco- ma chi ha scritto quindi il grande libro che Voi, Maestà Illustrissima, tenete fra le mani? Se non fu donna Eleonora, ovviamente, se non fu Ciro 'o Gigante, e fin qui ci arriviamo, allora chi fu lo scrittore che lasciò questa storia ai posteri?".
Allora, caro Francesco e cari amici, tirate il fiato, sedetevi se avete una sedia e altrimenti fatevela prestare, poiché O Sindaco oramai quasi sollevato da una forza misteriosa fin sotto al soffitto della grotta, tutto circonfuso di una luce bianchissima, allargò le braccia e disse senza esitare: " Fu Ciccillo 'o cantastorie, vostro Padre!", e tacque.
Io e Peppino abbiamo allora perso i sensi, cademmo a terra senza un gemito, io ricordo solo la foca Adelina che ci rimpinzava di rosolio e biscotti per farci rinvenire. Troppe emozioni, caro Francesco, per due poveri polipi come noi, tutte in una volta, che diamine.. fino a ieri sapevamo di essere due orfanelli senza babbo e mamma ai quali i pesci pappagallo ridevano alle spalle, oggi scopriamo di essere tris-nipoti di donna Eleonora e di Ciro 'o Gigante, figli di Ciccillo 'o
cantastorie, vagabondo si capisce, ubriacone e va bene, contafrottole e giocatore di carte e lasciamo stare, ma grande scrittore di storie inventate o rubate, immaginate o copiate; insomma che gran bella figura ci facciamo, e come ci sentiamo orgogliosi di essere discendenti di un tale padre! Ora siamo certi che il processo sarà per noi un trionfo, chi avrà il coraggio di condannare i discendenti di una eroina di sangue portoghese? e chi avrà il coraggio di condannare i nipoti di Ciro 'o Gigante, e figli di Ciccillo 'o cantastorie?
Prima di lasciare la grotta del Sindaco, dopo questa emozionante giornata, ci è venuta in mente una ultima domanda: "Eccellenza, scusate, ma donna Eleonora, visse allora a lungo felice e contenta?" e O Sindaco, fattosi scuro in volto, rispose: "Solo gli umani sanno essere così crudeli, Ella pagò con la vita assieme ai suoi amici, furono tutti impiccati nella pubblica piazza! ora andate a casa, e ringraziate la vostra sorte per essere polipi".

In Fede, assai stupiti
Gennaro e Peppino

 






to top of pageCiclostilato in proprio da Alessandro©


























































































































































GayGuy.it  2003-2008 è tutelato dal
copyright Morris ©
è vietata la riproduzione totale o parziale di questo sito