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A Posillipo! A Posillipo!

Le rondini di mare, veloci come saette nel cielo di una azzurro profondo, volano a gruppi sempre più numerosi, sopra le scogliere a picco sull' oceano.Gridano, si chiamano. Una di esse, di ritorno dall' Australia, ha lasciato cadere un bottiglia nel mare. I pesci pappagallo, che stanno sempre sotto costa a curiosare, l'hanno subito
raccolta.
Dentro la bottiglia di vetro trasparente, un foglio arrotolato lasciava in mostra solo il nome del destinatario:
- Gentilpolpo Peppino Esposito.- Mittente: La Bella Otilia.
Quegli impiccioni allora, sono arrivati di corsa sotto la nostra loggetta, ed hanno iniziato a chiamare Peppino a gran voce:
"Don Peppino, affacciatevi!La Bella Otilia ha scritto, correte, uscite!", e nel gridare tali parole le accompagnavano con certi pernacchioni da veri screanzati.
Io e Peppino, in compagnia del tricheco Anselmo e della cuoca Adelina, stavamo placidamente seduti a giuocare a tresette, ma appena Peppino comprese che davvero era giunta una lettera da parte della sua amata, lanciate in aria le carte si affacciò alla loggetta, tutto bianco e tremante ed iniziò ad urlare contro i pesci pappagallo:
"Datemi la lettera! E' mia, non osate leggerla, ma tanto neanche leggere sapete, lazzaroni, screanzati!Vi stacco collo e controcollo..!"
Solo dopo aver udito tali terribili minacce, i pesci pappagallo si decisero a poggiare con grazia la bottiglia presso la soglia della nostra grotta. Peppino allora scese le scale di un sol balzo,aprì la bottiglia e tratta la lettera urlò: "E' della Bella Otilia! Sirena incantatrice, Faro che enallumina la notte, perla preziosa!" e detto questo, svenne al
suolo.
Lo portammo allora in casa, io e Anselmo, e mentre la cuoca Adelina lo rimpinzava di rosolio e fette di torta ai mirtilli, egli rinvenne, e mi chiese di leggergli la lettera.
Aprendo la bottiglia, ben chiusa con ceralacca e sughero, si sparse per tutta la grotta un soave odore di violette; dove avrà mai trovato, la Bella Otilia, un profumo così delizioso?
"Caro e amato Peppino, mio eroe. Finalmente posso inviarti mie notizie, ed affidarle alle rondini di mare, che copiose in questa stagione partono per l' Europa.
Noi tutti, centomila Cavalli Marini, siamo da tempo giunti nelle acque calde e fra le praterie di coralli ed anemoni delle coste Australiane. Siamo a casa, finalmente,dopo mesi di viaggio non privi di pericoli per noi cavallucci di mare. Le grandi Orche Marine, sempre affamate come sono, ci seguivano da vicino, ma il prode pescecane Fefè 'o mariuolo, le
ha fatte fuggire; le reti infinite dei pescatori potevano catturarci tutti, ma il prode Fefè le ha morsicate e distrutte; i barracuda ci attaccavano in branco, ma il prode Fefè...."
"Gennaro, aspetta un pò..- mi interruppe allora Peppino tutto nervoso- ma questa lagna del prode Fefè, nella lettera intendo, continua ancora per molto? Ti pare carino da parte di Otilia, scrivere per illustrarmi le prodezze di questo Fefè, e che diamine un pò di bon ton, ovvia!"
"Di che ti lamenti -risposi io ridendo- Fefè sta difendendo la tua innamorata, è un altruista, lo dovresti ringraziare, e invece sei solo geloso."
"E già.., si capisce!" brontolò Peppino, che si agitava da un lato all'altro della grotta, senza sosta.
Il tricheco Anselmo e la cuoca Adelina intanto, mangiavano assieme il resto della torta di mirtilli; si guardavano teneramente negli occhi, fra un morso e l'alto, sospirando.
"Io sono nata quì- proseguiva la lettera- partorita da mio padre, fra una nuvola di fratelli e sorelle, già da piccina mi distinguevo nel bel canto e nella danza. Fu fra questa barriere di coralli rossi e dorati che appresi ad incantare il pubblico.
Qui raccolsi i miei primi trionfi, ed ora tornata in patria, ho avuto il privilegio d una accoglienza da regina.
Senti cosa scrive il "Canguro della sera", riguardo noi due:
"La Bella Otilia e la compagnia dei Cavalli Marini, di ritorno dalle trionfali turneè a Lisboa e Posillipo, si fermeranno ancora qualche settimana per la rappresentazione delle loro migliori opere. In cartellone: "La signora delle Camelie", "I pagliacci",ed adatta solo ad un pubblico adulto, "La Traviata". Si dice che la Bella Otilia, sia promessa sposa
al Gentilpolpo Peppino Capece, ricchissimo magnate napolitano, da poco illibato da ignobili accuse.
La fortunata coppia ha dato scandalo, trascorrendo una settimana di travolgente e rumorosissima passione in una località della costa Italiana, rimasta segreta."
Hai visto che onore, caro Peppiniello? tutti parlano di noi. Un' altra notizia ti devo dare: siamo di nuovo in partenza, e ci dovremo recare, su invito della cittadinanza tutta, proprio là dove per una settimana fui tua e soltanto tua."
Peppino fece un salto, che quasi urtò il soffitto della grotta. Poi, iniziò a delirare: ".. A Posillipo, sì, a Posillipo!... ci sarò anch' io. Si parte, facciamo le valigie, non s'indugi ancora, e chè!".
Vedendo Peppino in quello stato, compresi allora che nulla avrebbe potuto trattenere il mio amico.
La lettera di Otilia, del resto conteneva questo esplicito invito: "Ci sarai anche tu ad appaludirmi? Spero di poterti vedere nella prima fila, elegantissimo nel tuo frac preso in prestito, a gettarmi rose !! Tua per sempre.Firmato: La Bella Otilia."
"Ma io, a prescindere caro Peppino,- iniziai a dirgli armato di santa pazienza- cosa vengo a fare a Posillipo? A reggere il moccolo? A fare l' appendicappello a voi due? La damigella di compagnia? Otilia è te che vuole, e non Gennaro Capece.
Credo proprio che stavolta le nostre strade si si dividano."
Dissi questa parole tristenmente, allora Peppino comprese quanto la situazione fosse imbrazzante, egli era infatti atteso dalla propria amata, io cosa avrei potuto fare, nel frattempo?
"Ho un idea- disse lui allora- andremo anche a visitare il convento delle Suorine Piccine,a Vicolo Sanitá. Sai come saranno contente di rivederci..chissà mai che esse non abbiano notizie di nostro padre, e che ci sappiano dire dove cercarlo; non vorresti avere notizie di Ciccillo 'o cantastorie, che in fondo, c'è padre a noi?".
"E bravo Peppino, questa mi è piaciuta"- risposi io allora, oramai del tutto convinto della grande importanza di questa nostra avventura.
" Non si indugi ancora, a noi una nave, un bastimento, un legno a vela che ci conduca a Posillipo! Ovviamente fornito di ogni conforto, si capisce!"
Detto questo, ci recammo al porto di Lisbona; noi due, cari amici tantiquantisiete, oramai godiamo di una certa fama presso la ciurmaglia di lavoratori portuali; i facchini ci salutano con lo sputo, segno di grande rispetto, i grassatori ci chiedono consiglio, i contrabbandieri infine sono la fonte di informazione più sicura. Seppero subito indicarci un
bastimento gigantesco alla fonda nel porto da due settimane e pronto alla partenza. Le fiancate della nave, alte venti metri e dipinte di bianco, sono attraversate da due file di oblò, i camini fumano a vapore come draghi addormentati.
A lettere gialle appare scritto sulla prua, il suo leggendario nome: 'O Baccalà!.
Si tratta di una nave da carico, dal nome che ne esplica il contenuto. L' equipaggio comunque non nega l'imbarco anche a gentiluomini desiderosi di allontanarsi velocemente e discretamente: debitori, giuocatori d'azzardo,trafficanti; insomma la crema dei bassifondi del porto di Lisbona.
Sarà un vero piacere trovarsi in loro compagnia, e passare il tempo a giocare e tresette, a schiaffo del soldato, o a nascondino.
"Avranno posto per noi due?"- ci stavamo appunto chiedendo io e Gennaro, quando un fischio acutissimo chiamò a raccolta tutto l'equipaggio del bastimento.
Gli uomini corsero a mettersi in fila sul ponte, salutando il capitano che a grandi assi avanzava verso la scaletta.
"Eccellenze Illustrissime! Vogliate farci l'onore di salire a bordo, il bastimento 'O Baccalà!, al completo è a vostra disposizione." "Troppo buoni, troppo buoni.."
-dicemmo allora io e Gennaro salendo la scaletta,- avete per caso una cabina con vasca d'acqua di mare, s'intende, che faccia al caso nostro?"
"Certamente, gli ospiti del Baccalà! non si sono mai lamentati. Avrete una traversata di tutto riposo, da questa parte Eccellenze, accomodatevi!".
E fu così che il capitano in persona si occupò del nostro alloggio a bordo.
Intanto, sul molo del porto, una gran folla si era radunata: centinaia di pescetti perdigiorno,molluschi mai visti prima, i Delfini Matematici, le foche monache, due enormi balene, i pesci carabinieri., persino loro. L'orchestra dei pesci violino già accordava gli strumenti per salutarci con qualche allegra marcetta. Poteva mancare il Direttore
Illustrissimo? Giammai, ed eccolo lì, tutto tronfio e ben pasciuto a sventolare un fazzolettone a pallini; le foche piangevano a dirotto innalzando cartelli a dire: "Gennà, nun me lassà!", ed ancora "Peppiniè, ricordati il Titanic!".
Anche il tricheco Anselmo piangeva, appoggiando il testone sulle spalle di un amico che si prestava amorevolmente sussurrandogli 'orecchio:
"..Sfogati, piangi, vedrai che dopo starai meglio!".
Allora cari amici, ci siamo sentiti tristi anche noi, mai avremmo infatti pensato che tutti gli abitanti dell' Oceanario ci mostrassero tanto affetto; così per rassicurarli dicemmo a gran voce, in modo da esser uditi da tutti:
"Ma noi torneremo presto, nevvero Peppino?, questa è la nostra casa, mai ne vorremmo un' altra!".
La folla allora,nell'udir queste parole di conforto,applaudì festosamente; l'orchestra attaccò il celebre allegro e gioioso motivetto:
"Maramao, perchè sei morto?
Pane e vin non ti mancava,
l'insalata era nell'orto
e una casa avevi tu!
Maramao, Maramao,
fanno i mici in coro,
Maramao,
Maramao non ci sei più!"
Sarà stata la commozione nel vedere tali festeggiamenti in nostro onore, oppure non so cosa, ma quando vidi che le foche avevano innalzato un cartello a dire: "Gennà, tutte e tre, tue per sempre!", ebbene fui colto da un impeto irrefrenabile. Sceso di un sol balzo dalla scaletta, le abbracciai fra i miei possenti tentacoli e baciandole con ardore dissi
loro: "Tornerò da voi, mie care e devote foche, a presto!".
Già il fischio acutissimo della nave ci imponeva un ultimo saluto a tutti; sollevata la scaletta dal molo, fra enormi sbuffi di vapore, il gigantesco bastimento si staccò dalle banchine. Era quasi sera, con quella luce appesa e densa che solo qui sull'Oceano dura fino a tardi.
Un sol grido echeggiava dalla folla, rimandato da noi e dall'equipaggio come un eco:
"A Posillipo! A Posillipo!"
In fede, speriamo bene.. Gennaro Capece e Peppino Esposito.
 

Ciclostilato in proprio da Alessandro©
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