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Le avventure di Gennaro & Peppino

nota dell’autore: Gennaro&Peppino, sono due polipi
napoletani, fuggiti dal porto di quella città nel lontano 1999. Dopo un
lungo viaggio, si rifugiarono nel grande porto di Lisbona, dove vissero
benvoluti e coccolati dai marinai e facchini, per circa un anno.
A causa della loro natura giocherellona, un giorno fecero una marachella
troppo grande per passare inosservata, attratti dalla maestosa altezza del
Ponte 25 aprile, che attraversa il fiume Tejo, scommisero a chi avrebbe
fatto il salto più alto dal ponte stesso. Le ondate sollevate dalle cadute
dei loro corpaccioni nell’acqua attrassero immediatamente la Guardia
Repubblicana, che li arrestò immediatamente... in seguito interrogati,
ammisero di essere di Napoli e allora, poiché provenienti da una Nazione
extracomunitaria e privi di permesso di soggiorno, furono detenuti nel
grande Oceanario di Lisbona.
Inutili fin da ora, i tentativi di dimostrare che Napoli non fa più parte
del Regno delle Due Sicilie...
Per consolarsi del loro triste destino ogni tanto scrivono al loro amico
Francesco, un bambino di 7 anni che li ama e li protegge.
Caro piccirillo Francesco,
chi ti scrive è il tuo caro e unico amico, il polipo Peppino.
Innanzi a tutto, ti mando tanti abbracci e baci, e poi passo a spiegarti i
motivi di questa mia lettera.
Il caro Gennaro ti aveva scritto che io, non saprei ne leggere, ne
scrivere, ne far di conto, e quindi eccomi qui a dimostrarti che quello che
diceva di me il caro Gennaro altro non è che una panzana degna di un pirata
bugiardo.. infatti io scrivo, leggo e faccio anche i conti, o meglio li faccio
fare al tricheco Anselmo, mio caro amico che ora appunto sta scrivendo per
me questa lettera.
Il fatto è, caro Francesco, che io sono un vero signore, a differenza di
quello sciagurato di Gennaro, e i veri Signori, si sa, si fanno leggere il
giornale dalla servitù, si fanno scrivere le lettere dai trichechi
impiegati, e si fanno fare i conti dalle serve, altro che sprecarsi a
faticare..!!E così, ho chiamato il mio fedele tricheco scrittore, e mi faccio
scrivere questa bella letterina per te.
Ne approfitto per chiederti un favore, sai come sono attaccati al denaro, i
trichechi, ed io che da nobile qual sono non esco mai col portafoglio, non
ho nemmen una lira per pagare questo tricheco che mi sta scrivendo la
lettera, allora se puoi,chiedi al papà 100 lire,e anche allo zio Amedeo, che
i soldi chissà dove li nasconde, e poi anche allo zio Carlo, insomma fai una
colletta di cento lire e mandale. Così posso pagare il tricheco che sta
diventando nervoso.
Caro Francesco, come vedi il mio affetto per te è assolutamente
disinteressato, allora ti racconto una delle ultime avventure accadute qui
nell'oceanario di Lisbona, dove io e Gennaro siamo ingiustamente detenuti
ormai da due anni:
Il pranzo di Pasqua:
Per la ricorrenza della Santa Pasqua, io e Gennaro avevamo pensato di
organizzare un ricchissimo pranzo in onore del Direttore dell'oceanario, sai
com'è, si fa un bel pranzo,si invitano tutti i pesci e i molluschi, si
chiama la televisione, e il Direttore che si sente al centro
dell'attenzione, magari ci lascia andare, fosse solo una libera uscita di
due giorni a fare i salti dal ponte...
Insomma mettiamo cartelli e annunci dappertutto: "Grande Pranzo di Pasqua in
onore del Signor Direttore, dolci e specialità napoletane,
festa danzante, fuochi di artificio a mezzanotte!!"
Dopo una lunga preparazione, ecco il menù: sdruffoli di rape e cavoli,
bombolotti di aringhe fritte nell'olio di pesce fritto, maccheroncini
all'olio di balena, e per dolci, torte di meringhe scamuffe, babà al liquore
di merluzzo,e verso mezzanotte, la immancabile impepata di cozze nere,
specialità di Gennaro.
Il tutto innaffiato da vinelli rossi e verdi, trovati nella stiva di una
nave pirata del 1800, e quindi ben stagionati..
Una meraviglia, caro Francesco,uno splendore di luci, e tanta gente curiosa
che è venuta a mangiare e divertirsi.
Il porto era pieno, e in mezzo a tutta la gente, il Signor Direttore e la
Moglie, mangiavano a crepapelle e ballavano a ritmo di rumba, samba
indiavolata e cha cha cha, ridevano e danzavano, insomma tutto andava per il
meglio, finquando Gennaro non si è messo in testa di salire sul palco e dare
il via alla recita di 25 poesie di Giacomo Leopardi, (fatti spiegare da tuo
papà, che ha fatto il classico, chi fosse costui), continuando poi con altre
poesie di Ungaretti (anche in questo caso ricorri a tuo padre, che ha fatto
il classico).
Quando il pubblico già assai nervoso ha udito la celebre poesia "Ei fu
siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di
tanto spiro..."..ebbene tutti assieme come un sol uomo, hanno emesso un urlo
disumano, e contro il povero Gennaro sono volati piatti, bicchieri, sedie,
sdruffoli e tutto quanto era a portata di mano...eppure io l'avevo avvertito
a quel testone..lascia stare le poesie, questa è gente semplice, si vogliono
divertire, casomai racconta qualche barzelletta..ma lui no! imperterrito
insisteva che il volgo deve essere istruito, che l'arte si capisce meglio se
si ha il cuore semplice, e via altre sciocchezze.. insomma, saranno stati gli
sdruffoli, sarà stato il vino rosso-verde, a un certo punto la folla voleva
acchiappare il Gennaro e suonarlo come una zampogna.. per fortuna è
intervenuto il coro delle aringhe dell'est, che ritte sul palco appunto come
arringhe hanno intonato un cantico.. ma di Natale!!
sarà che sono dell'est ed hanno un altro calendario, ma cantare nenie di
Natale.. a Pasqua, mi sembra troppo, allora altri fischi e urli dalla folla
che solo per l'abbondanza dei cibi ancora non aveva distrutto ogni cosa a
portata di mano.. intanto la mezzanotte si avvicinava, e veniva servita la
grande impepata di cozze nere, piatto sopraffino della serata.
Gennaro serviva il Direttore fra inchini e salamelecchi, gli altri invitati
mandavano giù forchettate enormi di impepata di cozze, il silenzio
finalmente regnava nella grande piazza, tutti mangiavano.

Ma di colpo si cominciano a sentire, qua e là, in mezzo alla folla,
come rumorini di pernacchiette, sempre più frequenti, sempre più vicini.. ma che
sarà mai, ma chi è che fa le pernacchie, e a chi, ma non sem brano pernacchie
infine, almeno non fatte con la bocca.. allora sarà l'impepata di cozze nere.. forse
c'è troppo peperoncino, troppo pepe, le cozze in effetti erano dell'anno
scorso,qui mica si butta niente, erano avanzate, un pò nere d'accordo, ma che
pretendete, siete duecento persone, mica potevamo comprare tutta roba fresca,
e che sarà mai...
Intanto persino il Signor Direttore, tutto rosso e gonfio, non poté evitare
una serie di pernacchiette fortissime,altro che botti artificiali, e corse
come un matto alla ricerca di un bagno, ma si sa che per strada di bagni non
ce ne sono, e se ne trovi, sono già stati occupati da altri che non ce la
fanno più..
Mamma mia, che serata caro Francesco, alla fine io e Gennaro siamo fuggiti a
nasconderci in un vecchio arsenale abbandonato e sentivamo la gente che ci
cercava gridando: venite fuori, filibustieri, avvelenatori, maramaldi, vi
insegniamo noi a rovinare la pancia di tanti bravi padri di famiglia.. insomma
siamo rimasti nascosti fino al mattino.. e a tutt'oggi io e Gennaro andiamo
in giro travestiti da delfini... fino a che non si dimenticano di noi.. ma
insomma che male abbiamo fatto, volevamo fare una bella festa per il
Direttore, se poi questi si ingozzano di impepata, di dolci, di vino rosso
verde e non amano le poesie.. che colpa ne abbiamo?
Vedi quanti guai capitano, caro Francesco ad essere nati Polipi?
per fortuna ci sei tu che ci vuoi bene.
Per finire, Gennaro mi ha detto di dire allo zio Amedeo le seguenti parole
gentili: razza di lardone peloso e barbuto,mai che scrivi agli amici, e poi
allo zio Carlo, ma quando metti la testa a posto, cioè sul collo? e poi al
tuo papà: (che poteva mancare?) invece di nascondere i soldi sotto al
materasso porta il piccirillo a pescare con gli amici polipi, che l'aria di
mare lo fa diventare un vero marinaio!
Il tricheco si è stancato di scrivere, caro Francesco a presto!
Polipo Peppino
 

Ciclostilato in proprio da Alessandro©
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