Idee, pareri, opinioni e riflessioni sul testo di
Piergiorgio Paterlini
"Ragazzi che amano Ragazzi" Terza edizione ampliata
Ed. Universale Economica Feltrinelli,
Milano 1998
1^ - 2^ - 3^ Storia
Prima storia:
No, per amor di Dio - (Marco, 15 anni, Sassari)
Marco è un attivista cattolico, dalle sue parole possiamo capire cosa sia e cosa rappresenti per lui l'omosessualità:
"Io credo in Dio, l'omosessualità è contro natura, immorale. Dunque ho deciso di combatterla. La vivo un pò come una disgrazia, preferirei non aver
avuto questa inclinazione.[...] Questa è una cosa psicologica, dipende da come hai vissuto l'infanzia, dal carattere. [...] E' un pò una malattia. Penso che quando sarò grande...tenterò una cura. [...] Io non voglio viverla la mia omosessualità. In realtà vorrei vedere delle videocassette pornografiche".
Penso che l'omosessualità non sia una cosa innaturale, tutto ciò che Dio ha creato, lo ha creato come sua massima espressione del bene, e non ha certo dato vita agli omosessuali perché stessero male e soffrissero... tanto meno è una cosa immorale. Immorale è "andare in giro col culo fuori", a parer mio, non certo essere consapevoli di chi si è.
L'omosessualità non è certo una malattia e tanto meno si deve combattere. L'unica lotta che dovremmo fare nella nostra vita, credo sia essenzialmente una, quella contro i pregiudizi della gente; sono le persone ignoranti che ci etichettano come diversi e talvolta, quando qualcuno di noi è molto vulnerabile, tende pure a crederci e costruirsi in testa delle
cose che non dovrebbero esistere...
Non c'è cura perché no la ritengo una malattia e tanto meno un qualcosa da curare. Siamo nati così, siamo belli così, come qualsiasi altro figlio di Dio, dobbiamo solo accettare il fatto che amiamo ragazzi e non ragazze... Ovviamente non vedo la coppia etero come normale, come non vedo normale la coppia gay. Siamo due cose diverse ma pur sempre uguali ed
entrambe belle, perché frutto del mondo.
Seconda storia:Papà lo vuole - (Alessandro, 16 anni, Roma)
Alessandro, a differenze di molti ragazzi omosessuali, ha un ottimo rapporto con il padre, gli riferisce tutto e per lui è stato molto facile il normale coming out...
"Tutto è cominciato così. Un giorno - quando avevo quattordici anni - ero a letto con trentanove di febbre. Mio padre mi si era sdraiato accanto e chiacchieravamo. Il discorso è scivolato pian piano sul sesso. Gli ho detto:
"Guarda, papà, io mi sento omosessuale". Lui ha replicato semplicemente: "Questo è molto bello; insomma, che tu lo dica così. Ti auguro buona fortuna, perché per te la vita non sarà facile".
con la madre i rapporti erano ben diversi...
Gli disse: "Sono le ultime persone di cui ti devi fidare"...
Alessandro prosegue nel suo racconto e afferma: "Questa naturalezza la devo sicuramente a mio padre. Mai neanche per un attimo mi sono chiesto se per caso fossi malato, anormale... mai un disagio [...] Ormai avevo perfettamente sviluppato due personalità: una per me stesso, una per gli
altri. Ero ben preparato su entrambi i fronti".
Il rapporto con la famiglia è importante e basilare perché va a rispecchiarsi poi nel
nostro carattere e nella nostra formazione. Per diversi ragazzi omosessuali, il coming out con i genitori rappresenta un vero e proprio
ostacolo difficilmente superabile e credo che in questo i genitori alle volte sbagliano qualche piccolo passaggio, soprattutto nell'accettare un figlio che un giorno presenterà loro un uomo e non una donna, come futuro genero...
In questo specifico caso di Alessandro, credo che la madre abbia esordito in un modo non molto gentile e tanto meno costruttivo. Se realmente teneva a suo figlio e a ciò che in quel momento stava nel suo cervello, avrebbe dovuto cercare di comprendere e poi, solo dopo questo, prendere delle decisioni per suo conto, non ovviamente sulle future decisioni di
Alessandro. A proposito di questo vorrei riportare una storia personale che mi ha colpito due anni or sono...
Conoscevo un ragazzo (per motivi di privacy, lo chiamerò Francesco), un uomo anzi, una persona dolcissima, 32 anni, laureato, un bel lavoro, con tanti pregi, con tanti sogni ancora da realizzare, con tante aspirazioni e una in particolare, costruire un futuro con il suo compagno...
Francesco viveva ancora con la madre, una donna (a detta dei miei amici che la conoscevano) vedova da diversi anni, con la quale andava d'accordo.
Si amavano molto, ovviamente, ma Francesco con lei non si sentiva del tutto bene. Diceva: "Mia madre non conosce suo figlio, non lo conosce appieno, vorrei dirle chi sono realmente". Per settimane Francesco non usciva, raramente telefonava... tutti eravamo preoccupati per questa sua assenza, per lui che sapeva sempre conciliare la sua vita
lavorativa con gli amici...
Una mattina decido di chiamare un altro amico della comitiva, Stefano (anche questo nome fittizio). Decido di chiamarlo a casa, era sabato mattina, per la sera saremo andati tutti in discoteca... sarebbe venuto anche Francesco... se non avesse deciso nelle ore prima di compiere il suo ultimo volo (un volo per l'amore del vero e per la non ipocrisia)
perché "la mamma non lo aveva accettato"....
E mi chiedo: "per essere accettati bisogna far sentire il nostro silenzio?".
Ma dopo questa triste storia devo ammettere che ancora oggi molti di noi (io compreso) sono costretti, per via della società, a mettersi una maschera e cambiarla a seconda delle situazioni... che tristezza! Anche se credo e continuerò a sostenere che la mia omosessualità è un qualcosa della quale sono molto geloso e ho deciso da sempre di condividerla con
chi ne è all'altezza e con chi è disposto ad accettarmi per ciò che sono e non per chi mi porto a letto...
Infine, nelle sue ultime righe, Alessandro dice: "Non ho un modello di
coppia stabile, se è per questo. Coppia stabile e fedeltà non mi
sembrano la stessa cosa. [...] Il concetto di coppia aperta è molto bello".
Non la penso assolutamente così e non posso condividere, anche per orgoglio personale, questo tipo di affermazioni...
Io da sempre ho avuto un modello di coppia stabile e ho sempre desiderato da me stesso il trovare un Uomo al quale poter dire "Ti amo".
Coppia stabile e fedeltà, a mio avviso dovrebbero andare di pari passo. Laddove la fedeltà venisse tradita, quella coppia ha smesso di essere tale.
Non approvo pertanto l'ultimo concetto espresso da Alessandro. Quando esiste un tradimento, è per il fatto che all'interno della coppia i due partners non si completano come dovrebbero e ognuno di loro, in quel momento, va alla ricerca di ciò che il compagno non gli ha saputo donare... o che forse non ha saputo cogliere...
Terza storia:Due in famiglia - (Lorenzo, 16 anni, Verona) L'omosessualità per lui: "Mi son detto: non mi preoccupo di esserlo. L'ho accettato molto tranquillamente, così. Ho sempre saputo che, anche crescendo, non sarei cambiato . Non mi è mai venuto in mente di essere ammalato" [...] Però ho capito subito che la società li tratta
male, i gay. Ci sono discriminazioni [...] Le leggi sono contro gli omosessuali".
E va avanti con la sua storia riprendendo anche lui il fatto di un amore vero e della fedeltà ad esso connessa.
"Oddio, proprio tutta la vita con la stessa persona non saprei. Sì, se lui mi piacesse tantissimo. Finora non sono stato fedele. Però la fedeltà è importante. Forse non c'è mai la fedeltà totale, non ci si riesce. Ma penso che ci sarebbe più fedeltà se le storie potessero essere più
libere, cioè più accettate dalla società". Lorenzo ammette tranquillamente di non essere stato fedele sino a quel punto e afferma che la fedeltà è difficile da raggiungere totalmente anche per via della poca libertà da parte della società.
Rimango un pò perplesso. E' pur vero che la società non approva certi comportamenti o certi sbaciucchiamenti in pubblico. Personalmente non approvo nemmeno i vari strusciamenti e porcate a seguito del mondo etero, tanto meno le cose forti tra i ragazzi che amano ragazzi... La propria intimità è un qualcosa che va salvaguardata e vissuta in momenti ben adatti e lontana da occhi e bocche che non approvano o che semplicemente non comprendono il perché di quel gesto...
Essenzialmente, sulla fedeltà non credo che la società giochi un ruolo importante.
Ogni essere umano è dotato della ratio e pertanto è capacissimo di decidere se tradire o meno.
Al tradimento si è portati per scelta personale. Non si può, a mio avviso, dare questa colpa alla società. Ognuno ha le sue debolezze, perfetto, ma ci distinguiamo anche dagli animali perché a loro differenza noi siamo dotati di una testa in grado di pensare e decidere se fare o meno un qualcosa e le responsabilità pertanto sono solo nostre. Ecco perché
non approvo e non perdonerei mai un tradimento....
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