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Idee, pareri, opinioni e riflessioni sul testo di Piergiorgio Paterlini
 "Ragazzi che amano Ragazzi"
Terza edizione ampliata
Ed. Universale Economica Feltrinelli, Milano 1998







4^ - 5^ - 6^ Storia

Quarta storia:
Donna per una sera
  -  (Enrico, 16 anni, Roma)

Enrico: "Il primo a vivere l'omosessualità come una malattia forse sono io. Più di mia madre, più di mio padre. Eppure sono anche molto orgoglioso. Penso che l'aggettivo "diverso" sia la cosa più brutta. Perché non si chiamano le cose col loro nome, semplicemente? E chi può definire cosa è normale e cosa non lo è? Nessuno, nessuno. Normale è quello che fa la maggioranza? Assurdo. Magari domani in minoranza saranno gli eterosessuali".

Enrico, hai detto delle belle parole, ma per mia giovane esperienza di vita, ho potuto notare che purtroppo è definito "normale" chi segue la maggioranza e non invece chi si sente di non voler seguire il branco per un semplice motivo: perché non ne fa parte! Perché in quel branco non viene accettato...
Perché potrà pur essere il lupo più forte, laborioso, ma è pur sempre un lupo che "balla coi lupi" e non con le lupacchiotte....

Enrico aveva anche deciso di confidare il suo "segreto" alla sua migliore amica ma... gli ha risposto: "Non ti preoccupare, ho avuto anch'io fantasie nei confronti di un'amica". Enrico prosegue: "Non so se fosse vero o se l'avesse detto per tranquillizzarmi. Poi però anche lei mi ha spinto a "curarmi".
In varie occasioni mi ha suggerito di andare da uno psicologo, mi disse: "se riesci a non essere omosessuale è meglio".

Come se un individuo possa decidere se essere o meno omosessuale!? Personalmente penso che omosessuali si nasce e non si diventa...

Ma Enrico, ai miei occhi, si è mostrato davvero un ragazzo molto sensibile, molto vibratile e pertanto chi per natura lo è, è portato anche a vedere le cose più a fondo, e con maggiore razionalità:
"Credevo di avere in testa anche un preciso modello estetico. Invece no. Un ragazzo bello fin che sta zitto è bello. Ma spesso quando apre bocca...
Questo criterio è dunque assurdo. E se i gay italiani sono così, allora io non posso essere gay [...] Ci sono persino quelli che stanno male per conto loro e mentre stanno male
vengon lì a deriderti. Magari sono frustrati, sono stati respinti dalle ragazze e allora si rifanno su chi pensano abbia ancora meno virilità di loro. Mi è capitata una cosa del genere appena un mese fa, e sono ancora un pò scosso
".

Credo che queste ultime righe siano note a tutti gli omosessuali. Dico questo perché anche io ho vissuto più volte questo tipo di "esperienza".
Nella vita di ogni ragazzo che ama un altro ragazzo si farà vivo, prima o poi, un eterosessuale che gli dirà "non so se sono gay, mi aiuti a scoprirlo?"... vi lascio immaginare in che modo... anche se devo ammettere che tra i diversi uomini che mi sono capitati, la maggior parte di loro vive tutt'ora una condizione abbastanza spiacevole. Ho avuto a che fare con uomini "felicemente" fidanzati ma che realmente non amano la loro donna e il desiderio sessuale verso i maschietti è sempre più forte e a pochi mesi o qualche anno dal loro matrimonio continuano a dire: "Mi sposo solo per un fatto di società, perché non potrei mai andare a vivere con un ragazzo, anche se vorrei... ma so bene che perderei tutti gli amici, non posso uscire con un uomo perché allora saprebbero che io sono gay. Farò così: mi sposo e ogni tanto mi concedo di fare sesso con un bel ragazzetto".
Belle queste affermazioni... bel valore che si dà al matrimonio... però poi ti dicono che credono in Dio e che giurano fedeltà davanti ad un sacerdote...
Va bene, vorrei passare sopra queste cose perché sono molto schietto, rispetto assolutamente chi si dichiara "bisessuale", nessun problema, ma io non avrei mai voluto spartire nulla con loro, per il fatto che non si può essere "carne e pesce" contemporaneamente, il loro è solo un temporeggiare e un non voler affrontare i problemi, pertanto non ho mai visto di buon occhio chi si presentava a me dicendo: "Lo dico da subito, io sono bisex, non vorrei poi problemi!"... e chi te li crea i problemi? Nessuno! "Non mi interessano queste genere di cose e non voglio entrare in merito alle tue seghe mentali", rispondevo io! E questo non perché io non ero pronto ad ascoltare, ma ormai conoscevo bene l'iter e sprecare del tempo (perché poi era sprecato) con un uomo che voleva solo fare sesso (e lo dicevano viscidamente ed avidamente senza problemi) non era certo quello che io cercavo.
Ho trovato certo qualcuno per bene e che realmente voleva davvero un confronto con me, ma poi a lungo andare, questo tipo di rapporto psicologo-paziente inizia sempre un pò a stancare perché iniziano gli stress, i messaggi, le chiamate: "Ma secondo te sono gay?"; che dovevo rispondere?
"Devo essere sincero? Bhé, se dici che ti piaccio e che vorresti conoscermi meglio, forse qualche pensiero in più dovresti averlo...".
In ogni caso, la bisessualità è guardata da me con molta distanza (voluta) e ancor peggio vedo coloro che si ritengono "etero" e che invece amano da impazzire gli uomini... Perché non essere sinceri con se stessi? Perché hanno paura di essere etichettati? Perché?
Mi piacerebbe scoprirlo un giorno. Non é possibile come alcune persone possano essere così meschine. Vanno a letto con ragazzi omosessuali e poi magari se li incontri per strada se la ridono e ti dicono pure "finocchio, froccio, gay schifoso, rottinculo" e via dicendo...
Ma non passano neanche cinque minuti che ti squilla il telefono... era lui: "Che fai stasera? Bhé, la vuoi un pò? Dai, e dillo che ti va... Ti ho intravisto stasera, eri con Tizio e Caio...". E questo succede...
Per mia grande fortuna non ho mai avuto niente a che fare con persone di questo alto calibro, ma dalle testimonianze di molti amici, so che sono davvero gatte da pelare!

Penso che l'omosessualità non sia una cosa innaturale, tutto ciò che Dio ha creato, lo ha creato come sua massima espressione del bene, e non ha certo dato vita agli omosessuali perché stessero male e soffrissero... tanto meno è una cosa immorale. Immorale è "andare in giro col culo fuori", a parer mio, non certo essere consapevoli di chi si è. L'omosessualità non è certo una malattia e tanto meno si deve combattere. L'unica lotta che dovremmo fare nella nostra vita, credo sia essenzialmente una, quella contro i pregiudizi della gente; sono le persone ignoranti che ci etichettano come diversi e talvolta, quando qualcuno di noi è molto vulnerabile, tende pure a crederci e costruirsi in testa delle cose che non dovrebbero esistere...
Non c'è cura perché no la ritengo una malattia e tanto meno un qualcosa da curare. Siamo nati così, siamo belli così, come qualsiasi altro figlio di Dio, dobbiamo solo accettare il fatto che amiamo ragazzi e non ragazze... Ovviamente non vedo la coppia etero come normale, come non vedo normale la coppia gay. Siamo due cose diverse ma pur sempre uguali ed entrambe belle, perché frutto del mondo.

Quinta storia: Improvvisamente l'estate scorsa
(Paolo, 17 anni, Catania)

Paolo apre la sua testimonianza dicendo:
"Penso di essere una persona normalissima. Che fa e farà anche in futuro una vita tranquilla e normale: la laurea, andare a vivere col compagno che mi sarò scelto per una storia che duri possibilmente tutta la vita. L'amore, per me, non è solo la cosa più importante, ma quella di gran lunga più importante. Non penso sia un sogno irrealizzabile". E aggiunge ancora una cosa molto importante (perché, a mio avviso, troppe volte si pensa al ragazzo omosessuale come una persona immorale, che va in giro con i tacchi e che la sera va a fare le marchette nei battuages): "L'omosessualità si può vivere sia in maniera degna che in maniera indegna e riprovevole", e ancora "Non bisognerebbe neppure creare locali apposta per gay (cinema, bar, discoteche) perché questo significa costruire un mondo a parte. In questo modo non ci si confronta con gli altri, si rimane ripiegati su noi stessi. Invece è bellissimo quando vedi che le persone ti accettano per quello che sei" e si permette ancora di riportare una citazione di Charles de Secondat Barone di Montesquieu: "Hanno pregiudizi tutti quelli che non conoscono se stessi".

Credo abbia scritto delle parole venerabili... mi ci ritrovo moltissimo in quanto a pensieri e modo di ragionare.


Sesta storia: Camera con vista  -  (Stefano, 17 anni, Genova)

Nelle prime righe della storia si può apprendere subito che probabilmente Stefano non vive molto bene la sua omosessualità, tanto da essere portato a dire:
"Quante volte ho pensato dentro di me: Dio, perché mi hai fatto nascere così, diverso dagli altri?".
Ma poi, attraverso la testimonianza, si può ben capire che invece riesce ad accettare questa sua "diversità" (mi scuso se uso questo termine un pò cacofonico) e impara ad amare il suo compagno e a provare una gioia immensa nel comprendere cosa significhi la bellezza del sentimento unito al sesso, ma anche per lui uno dei problemi centrali resta sempre quello: i genitori.
Si legge: "Eppure, non so perché, da qualche parte continuo ad avere l'impressione che loro facciano buon viso a cattiva sorte. Insomma, che mi accettino senza capirmi".

Rimane ancora questo uno dei problemi centrali tra le tappe dei Ragazzi che amano Ragazzi.
Come avevo fatto notare nella Premessa, ho volutamente cercato di mettere in evidenza quelle analogie e quelle differenze dei racconti dei ragazzi affinché si potesse fare un quadro generale dell'iter che un ragazzo omosessuale, prima o poi, dovrà affrontare o meno...

Anch'egli esprime cosa pensa dell'amore e dice delle cose davvero belle e piene di sentimento:
"L'amore ha un'importanza enorme nella mia vita davvero. Senza amore non c'è vita. E' importante anche trovare una casa, un lavoro fisso. Ma queste cose è come facessero già parte dell'amore. E' un disastro vivere senza una persona accanto".



P.S. : La stampa di questo materiale non deve avere scopi lucrativi, deve essere utilizzata per usi privati o personali.

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Ciclostilato in proprio da Danny ©
 
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